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PIANO OFFERTA SPORTIVO - EDUCATIVA DELL'ACD BEVAGNA

  • 11 ott 2017
  • Tempo di lettura: 11 min

A.C.D. BEVAGNA

PIANO OFFERTA SPORTIVO - EDUCATIVA

1. Identità

L'A.C.D. Bevagna, oltre a costituire nel panorama calcistico regionale una realtà ben consolidata, rappresenta anche un valido punto di riferimento nel territorio per tutti quei ragazzi che scelgono di praticare il gioco del calcio.

L'A.C.D. Bevagna riparte con un gruppo dirigenziale radicato sul luogo cercando di offrire alla collettività una risposta quanto più rispondente alle nuove e continue esigenze.

Senza entrare in competizione con le altre associazioni della città che offrono la possibilità di praticare altre discipline sportive, la nostra società vuole costituire, nel futuro immediato, la migliore risposta ai giovani che intendono fare attività sportiva e scelgono di praticare calcio.

L'A.C.D. Bevagna nell'intento di dare un messaggio educativo vero in contrasto con quanto di fuorviante ci indica la quotidianità, vuole offrire un forte contributo alla formazione del giovane sotto tutti gli aspetti della personalità prima che della formazione calcistica.

Quindi fondamentale diventa la formazione della persona perchè attraverso la crescita personale a livello educativo si diventa più forti anche a livello calcistico.

Dal punto di vista strutturale si ricorda che la nostra associazione sportiva ha a disposizione non solo a Bevagna strutture invidiate da molti in modo da accogliere i ragazzi in maniera sempre soddisfacente.

Oltre a cercare di mantenere rapporti di amicizia con le associazioni calcistiche limitrofe, l'A.C.D. Bevagna intende aprirsi verso eventuali società “partners” per instaurare accordi di collaborazione al fine di incrementare il numero di tesserati e riuscire possibilmente ad inscrivere le squadre del settore giovanile al massimo livello regionale.

2. Struttura

Presidente: Fontetrosciani Cesare.

Vice Presidente: Ricci Mirko.

Responsabile amministrativo: Fontetrosciani Aleandro.

Consiglieri direttivo: Giglioni Michele, Brunelli Stefano, Nieri Emidio, Palini Claudio, Rosi Emanuele, Tomassini Mauro, Mengana Luca, Ricci David, Taccucci Silvestro.

Soci sostenitori: Pelliccioni Marco, Busciantella Andrea, Setteposte Marco, Argentati Giuseppe, Benincasa Antonio.

Responsabile Settore Giovanile: Tomassini Mauro.

Responsabile Scuola Calcio: Giglioni Michele.

Resposabile Tecnico Settore Giovanile e Scuola Calcio: Onori Rino.

Responsabili eventi: Rosi Emanuele e Tomassini Mauro.

Responsabile Segreteria: Mela Gabriele.

Aiuto segreteria Zampetti Lorenzo.

Custode: Nocchetti Domenico.

Autisti: Properzi Gianluigi e Verrelli Valerio.

Addetto stampa: Galardini Enrico.

Addetto comunicazione: Trabalza Aristide.

Allenatori:

  • (Prima Squadra): Taccucci Silvestro.

  • (Juniores): Palini Claudio.

  • (Allievi Regionali): Ricci David.

  • (Giovanissimi Provinciali): Allegretti Alberto.

  • (Esordienti): Rosi Emanuele.

  • (Pulcini): Pelliccioni Marco.

  • (Primi Calci): Bucchi Mauro.

  • (Piccoli Amici): Rosi Emanuele.

  • (Portieri Prima Squadra e Juniores): Assunti Alfredo.

  • (Portieri Allievi R., Giovanissimi P. ed Esordienti): Giorgolo Rocco.

  • (Portieri Pulcini e Primi Calci): Emanueli Lorenzo.

3. Le finalità

Le finalità che l'A.C.D. Bevagna vuole raggiungere, attraverso la pratica sportiva giovanile, sono orientate al risultato sportivo piuttosto che a quello agonistico.

La pratica sportiva pone quale finalità prioritarie la valorizzazione della persona tramite lo sport e la promozione della “cultura sportiva”.

Educare attraverso il movimento significa favorire lo sviluppo equilibrato della personalità di ciascun individuo - atleta per mezzo della pratica sportiva, intendendo lo sport al servizio della persona.

Le qualità umane dell’atleta sono prioritarie rispetto alle abilità sportive, in quanto si sottolinea la centralità della persona rispetto al risultato agonistico. Nello sport si diventa campioni soprattutto attraverso la pratica di comportamenti corretti (educazione sportiva, abitudini igieniche e salutari, puntualità, impegno, rispetto, ecc.).

I comportamenti tenuti nella vita di tutti i giorni costituiscono veri e propri “titoli di merito” che danno diritto ad una maggiore considerazione da parte dell'allenatore: essere convocati alla partita-confronto o riuscire a giocare di più, diventa il premio ai giocatori distintisi dal punto di vista comportamentale.

Lo sport è democratico, nel senso che include tutti, capaci e meno capaci, prima di tutto per una questione sociale, etica e morale, poi per una ragione specificatamente sportiva, dettata dall’esperienza, secondo cui il giocatore attualmente bravo non è detto che diventi un campione e non è escluso che il giocatore meno bravo diventi un giocatore affermato.

Tutti i giocatori, capaci e meno capaci:

  • hanno diritti e doveri (importante è capire che ogni allievo non ha solo dei giusti diritti ma ha anche il compito di assolvere a precisi doveri);

  • imparano a credere nelle proprie capacità aumentando il senso dell'autostima: fondamentale è sperimentare che per superare gli ostacoli e raggiungere gli obiettivi prefissati sono necessari grande disponibilità, intelligenza (ad esempio è importante comprendere la causa che porta all'errore e capire la modalità giusta nella corretta esecuzione di un'esercitazione), costanza, impegno massimale e spirito di sacrificio;

  • imparano a rispettare le regole (concetto del rispetto).

Si educa al:

  • lavoro fisico - atletico rispettando le leggi dell’età evolutiva, preservando l’integrità psicofisica di ciascun atleta, salvaguardando la salute, cercando di non arrecare danni, proponendo carichi di allenamento adeguati all’età biologica;

  • lavoro tattico - strategico, nel modo e con le attività adeguate alle diverse fasce d’età, proponendo l’avviamento all’intercambiabilità del ruolo, giocando in varie zone del campo, svolgendo compiti differenti nel corso della partita, abituarsi a risolvere i problemi in contesti variabili adattando il proprio comportamento;

  • lavoro tecnico, proponendo la giusta attività in base alle reali capacità degli allievi.

Si educa poi:

  • alla competizione, vista come momento di confronto con gli altri, per “misurare” le proprie capacità, quindi conoscersi, e migliorarsi;

  • ad accettare la vittoria senza esaltazione così come la sconfitta senza drammi, ricercando le cause in sé stessi evitando di scaricare le colpe agli altri o ad altre cause esterne;

  • alla legalità, intesa come educazione alla sportività, all’onestà, alla lealtà, promuovendo i principi del fair play e dell’etica sportiva, promuovendo l’acquisizione di comportamenti sportivi sia in allenamento sia durante le competizioni;

  • alla salute, promuovendo l’idea che un buon risultato sportivo può essere conseguito più facilmente adottando uno stile di vita sano, inerente l’alimentazione, il riposo, l’igiene, i giusti carichi di allenamento, ecc.. Lo sport può in questo modo diventare un importante mezzo per una adeguata educazione alla salute.

4. Gli obiettivi

L’obiettivo primario dell'A.C.D. Bevagna è quindi quello di formare il giovane calciatore sotto tutti i punti di vista. La formazione del calciatore dovrà avvenire in un contesto educativo e dovrà essere intesa come sviluppo della persona in tutte le sue dimensioni:

  • cognitiva relativamente a percezione, intuizione, attenzione, osservazione, comprensione, memoria, analisi, formulazione di ipotesi, sintesi, risoluzione di problemi, creatività, espressività, anticipazione, capacità di scelta, controllo, adattamento, capacità di trasferire abilità in contesti nuovi, elaborazione di strategie, consapevolezza dei propri apprendimenti;

  • emotivo-affettiva relativamente a controllo delle emozioni, conoscenza di sé, autostima, decisione, capacità volitive, perseveranza, disponibilità allo sforzo tollerando il senso della fatica, disponibilità al rischio controllato, assunzione degli impegni, consapevolezza delle proprie responsabilità, motivazioni, autonomia, organizzazione di un sistema di valori;

  • sociale-relazionale relativamente a rispetto delle regole, comunicazione, collaborazione, cooperazione, relazione d’aiuto, corresponsabilità, capacità di lavorare in gruppo, tolleranza, comprensione, capacità di accettare le decisioni altrui;

  • motoria relativamente ad educare, sviluppare, arricchire, consolidare, perfezionare le capacità senso - percettive, gli schemi motori o posturali, le capacità motorie, le abilità tecniche e tattiche.

5. La programmazione

La formazione e la crescita dei ragazzi dovrà avvenire in un ambiente dove non si lascia nulla al caso, ma impostato sulla competenza, sulla coerenza, sulla continuità, sull’organizzazione, mettendo al bando superficialità ed improvvisazione.

La parola chiave per raggiungere tale scopo è: programmazione.

La programmazione rappresenta l’insieme delle procedure che la società sportiva (rappresentata dal responsabile tecnico) ed allenatore concordano, elaborano, realizzano, in riferimento agli obiettivi da raggiungere al fine di pianificare in modo efficace le occasioni di apprendimento del gioco del calcio, rivolte ai propri giocatori.

La programmazione tiene conto delle componenti che entrano a far parte del processo educativo formativo sportivo (bisogni, motivazioni, metodi, rapporti tra allenatore ed allievi, rapporti tra i ragazzi stessi, realtà sociale del territorio in cui si opera). Con una programmazione seria si evita di insegnare in modo occasionale, pianificando in modo razionale l’attività in base ai reali bisogni dei ragazzi da allenare - educare.

La programmazione non deve intendersi come qualcosa di rigido che impedisca ai singoli allenatori di modificare in itinere in base a situazioni contingenti.

Essa non può comunque prescindere da alcune fasi:

  • l’analisi della situazione di partenza (test d’ingresso quali test motori, tecnici e tattici, questionari, colloqui con allievi e genitori, osservazione dei comportamenti) al fine di conoscere le condizioni fisiche, motorie, psicologiche, affettive e sociali degli allievi e di accertare le loro attuali capacità coordinative e condizionali, le abilità tecniche di base e le abilità tattiche conseguite;

  • l’analisi dei bisogni per conoscere le caratteristiche psicologiche dei ragazzi (movimento, contatto, appartenenza, sicurezza, autostima, autonomia, autorealizzazione, consapevolezza, esplorazione), delle motivazioni (cosa ha spinto il ragazzo a scegliere di praticare il calcio) e delle aspettative (cosa spera di diventare il ragazzo, essere o apparire);

  • la definizione degli obiettivi generali e specifici (capacità senso - percettive, schemi motori di base, capacità coordinative e condizionali, capacità ed abilità tecniche, capacità ed abilità tattiche individuali e di squadra);

  • la scelta e l’organizzazione dei contenuti (giochi iniziali, esercitazioni analitiche, situazioni di gioco, partite a tema);

  • la costruzione dell’unità di lavoro tenendo conto degli spazi, del materiale a disposizione e dei tempi di esercitazione, relativamente a più unità di lavoro, alla singola seduta di allenamento ed alla durata di ogni singola fase della seduta stessa. Progettando l’unità di lavoro bisogna tener conto della fascia d’età a cui è rivolto l’allenamento, degli obiettivi della seduta (tecnici, tattici e motori), degli strumenti, delle attrezzature, dei contenuti, dei metodi, della verifica, della proposta per la seduta successiva;

  • la scelta dei metodi di insegnamento (induttivo, deduttivo, misto);

  • la valutazione che prevede tre momenti: ad inizio anno calcistico con i test di ingresso, durante l’anno calcistico verificando se le proposte sono efficaci modificando se occorre, a fine anno calcistico controllando se gli obiettivi sono stati raggiunti. Gli strumenti per la valutazione sono costituiti dalle prove oggettive (test motori standard, prove pratiche relative alle abilità specifiche del calcio), dalle prove soggettive (osservazione diretta, colloqui, compilazione tabelle) ed i test situazionali;

  • le strategie per il recupero ed il potenziamento (capacità dell’allenatore di variare la difficoltà delle esercitazioni tramite l’introduzione di opportune varianti in modo che tutti esprimano le rispettive potenzialità).

6. Le regole

L'A.C.D. Bevagna, nel cercare di organizzare l’attività calcistica giovanile, condivide in pieno i concetti espressi dalla Carta dei diritti dei ragazzi allo Sport (Ginevra 1992 - Commissione tempo libero O.N.U.) e gli intendimenti UEFA secondo cui il ruolo del calcio assume grande importanza come agente efficace di integrazione sociale ed in particolare razziale.

L'A.C.D. Bevagna crede che, per essere vere persone di sport, occorre prima di tutto assolvere a precisi doveri e rispettare regole predeterminate, in una società in continua evoluzione, dove certi valori rischiano di essere dimenticati.

Da tali esigenze il Responsabile del Settore Giovanile dell'A.C.D. Bevagna ha elaborato una “Carta dei doveri dei ragazzi allo sport” che deve essere rispettata non solo dai giovani calciatori ma per primi da tutte quelle figure (dirigenti, allenatori, ecc.) che rappresentano la società sportiva, in modo da costituirne esempio.

La regola fondamentale che non deve mai essere dimenticata da nessuno è: avere Rispetto.

  • Rispetto prima di tutto verso le persone con le quali si viene a contatto durante la pratica sportiva, essendo disponibile verso gli altri (la disponibilità sociale è la qualità più preziosa del rapporto umano ed esprime il più alto livello di socialità per cui ognuno dà senza chiedere e riceve senza il bisogno di dare); quindi rispetto verso i dirigenti, custode, genitori, della propria società e di quelle altrui (quando ci si incontra un cordiale saluto rappresenta un buon viatico per vivere l’esperienza calcistica e comunque di vita in maniera positiva), compagni (attivandosi per uno spirito “collaborativo”, comprendendo l’importanza della generosità, cercando di favorire la cooperazione, evitando l’invettiva verso chi commette l’errore e la non accettazione di chi è meno dotato, offrendo aiuto a chi è in difficoltà), avversari (evitando la derisione, l’ironia, lo scontro senza palla, l’inganno, la scorrettezza, la provocazione, pensando ad un confronto leale per conoscere meglio sé stessi e gli altri, cercando di far valere le proprie abilità, tendendo ad una sana competizione, aumentando la capacità di saper accettare sia le vittorie che le sconfitte), arbitro (consapevoli della sua funzione di onesto garante delle regole del gioco, con il quale non bisogna mai protestare rispettando qualsiasi siano le sue decisioni, ma al contrario occorre “aiutarlo” nello svolgimento di questo suo particolare compito, evitando di metterlo in difficoltà), allenatore (ognuno ha il dovere di credere ciecamente nell’allenatore, alla sua buona fede e alla validità di ciò che propone, di applicare alla lettera le sue disposizioni, di natura tecnica e non, in ogni momento della partita o dell’allenamento, accettandone le scelte perché tutte le decisioni sono prese nell’interesse del gruppo, senza favoritismi individuali).

  • Rispetto delle strutture (locali spogliatoi con relativi arredamenti interni) che la società mette a disposizione per praticare l’attività sportiva, evitando di sporcarle o peggio danneggiarle.

  • Rispetto del materiale che la società mette a disposizione come i palloni (ognuno in ogni seduta di allenamento ha in dotazione il suo pallone numerato di cui è responsabile che verrà poi riconsegnato al termine della seduta stessa), abbigliamento (divisa ufficiale, indumenti per allenamento, casacche), birilli, cinesini, ostacoli, porte, ecc., che vanno conservati possibilmente nel loro stato originario, senza danneggiarli.

  • Rispetto di regole individuali generali di comportamento da favorire per uno stile di vita da atleta inerenti: il benessere psico-fisico (alimentarsi in modo corretto, recuperare la fatica fisica e psicologica tramite un adeguato riposo, rispettare gli orari che scandiscono la propria giornata organizzata in sveglia mattutina, scuola, allenamento, studio, tempo libero, ritirata serale, occuparsi della propria igiene personale, curare l’ordine della propria persona relativo all’immagine ed all’abbigliamento, conoscere i benefici dell’attività all’aria aperta e praticarla); l’autonomia, la responsabilizzazione e la socialità (acquisire un metodo funzionale di lavoro scolastico e d’allenamento, acquisire comportamenti responsabili e civili, acquisire comportamenti sociali finalizzati ad una corretta convivenza, acquisire la capacità di espressione e controllo delle proprie emozioni).

  • Rispetto di regole individuali specifiche che sono veri e propri comportamenti da adottare prima dell’allenamento (salutare tutte le persone con cui si viene in contatto come compagni, allenatore o custode ecc., occuparsi della manutenzione dei palloni in particolare del controllo pressione e della pulizia, collaborare con l’allenatore nel predisporre le attrezzature necessarie per l’allenamento come coni, paletti e casacche, aiutare l’allenatore ad organizzare lo spazio per le esercitazioni, avvisare telefonando anticipatamente e tempestivamente prima possibile quando non si può essere presenti all’allenamento, accogliere i nuovi giocatori, rispettare i compagni ed i loro oggetti personali, saper gestire lo spazio a disposizione all’interno dello spogliatoio in riferimento alla disposizione precisa di indumenti, borsa e scarpe in maniera allineata, prendersi cura dell’ordine e della pulizia del proprio abbigliamento sportivo come borsa, tuta, scarpe, ecc.), durante l’allenamento (distinguere fra momento da dedicare all’attenzione ed all’impegno e quello in cui si può allentare la tensione, partecipare attivamente senza risparmio d’energie), dopo l’allenamento (aiutare l’allenatore a ritirare e riordinare le attrezzature utilizzate, non dimenticare il proprio abbigliamento in campo o nello spogliatoio, ritirare e riportare in spogliatoio l’abbigliamento o altro materiale personale dimenticato dai compagni, commiato).

Inoltre occorre rispettare comportamenti da adottare prima della partita (preparare la borsa con tutto l’occorrente per disputare la partita e per lavarsi, presentarsi al campo di gioco con scarpe pulite e funzionali controllando stringhe e tacchetti, prepararsi mentalmente relativamente alla concentrazione all’attenzione ed alla motivazione, saper effettuare un riscaldamento efficace, dichiarare all'istruttore l’eventuale infortunio anche lieve o l’indisposizione psico-fisica, saper gestire l’ansia da prestazione, accettare le decisioni dell’allenatore, avere cura e massimo rispetto della maglia assegnata dalla società per onorarla fino in fondo perchè indossarla vuol dire rappresentare la società e non se stessi), durante la partita (ricordare ed utilizzare le indicazioni dell’allenatore, saper prendere le iniziative personali promuovendo l'inventiva, comunicare e collaborare con i compagni, saper fare scelte funzionali relativamente al contesto della gara sia a quello ambientale, gestire i momenti difficili della gara sia personali che di squadra, saper mantenere la calma controllando le emozioni nei diversi momenti della partita) e dopo la partita (accettare il risultato del campo, stringere la mano all’arbitro ed agli avversari, salutare il pubblico, riporre ordinatamente l’abbigliamento utilizzato, saper autovalutare il proprio contributo data in partita e quello dato dalla squadra, commiato).

  • Rispetto di sé stessi. I ragazzi durante la pratica calcistica, nel perseguire i due principali bisogni cercando di divertirsi ed imparare, hanno il dovere, in qualsiasi situazione siano coinvolti (partite-confronti od allenamenti), di impegnarsi al massimo delle proprie possibilità, di dare sé stessi fino all’ultima energia, di comprendere l’importanza dell’umiltà, mettendo al bando il pressappochismo, la sufficienza e la superficialità, cercando con grande determinazione di migliorarsi, perché nel calcio come nella vita non si finisce mai di apprendere qualcosa di nuovo.

E' importate non solo prendere coscienza delle proprie accresciute capacità ma anche dei propri limiti, saperli accettare, assumersi le proprie responsabilità senza scaricarle verso gli altri, non esaltandosi dopo le vittorie e non abbattendosi dopo le sconfitte, ma reagendo con grande carattere e tenacia non perdendo mai la fiducia in sé stessi e nelle proprie possibilità, perché quando qualcosa non funziona bisogna subito capire cosa non va, trovare la soluzione e tornare a confrontarsi senza alcun timore.

7. Conclusione

L'A.C.D. Bevagna, come entità che catalizza l’interesse di molti giovani e giovanissimi calciatori del comprensorio, è consapevole di rappresentare una sorta di “agenzia” educativa ed avverte la responsabilità di contribuire alla crescita ed alla formazione dell’allievo in riferimento alla sfera della personalità in tutte le dimensioni cognitiva, socio-relazionale, emotivo-affetiva e non solo dal punto di vista motorio, tecnico o tattico.

L'A.C.D. Bevagna sente fortemente il dovere di fornire un messaggio educativo molto chiaro, senza sovrapporsi o mettersi in concorrenza con le altre “agenzie” educative, quali famiglia, scuola, enti locali, gruppi culturali, ricreativi, di volontariato, l’oratorio, i centri giovanili, ecc..

Nel nostro caso, la famiglia viene sollecitata a collaborare, ad essere disponibile a relazionarsi ed integrarsi con la società sportiva, ognuna nel rispetto del proprio ruolo.

In particolare si auspica che i genitori condividano totalmente i principi ed i concetti espressi nel presente “Piano” in modo da comunicare, famiglia e società sportiva, con i ragazzi utilizzando un unico linguaggio epurato da dannose contraddizioni.

In definitiva lo scopo comune deve essere quello di favorire la pratica dello sport da parte di tutti, il vivere l’esperienza sportiva in prima persona, da protagonisti, in modo che lo sport stesso venga amato e considerato come uno dei doni più belli che Dio ci ha dato.

Bevagna lì, 01/07/2017

Il Responsabile Tecnico

del Settore Giovanile e della Scuola Calcio


 
 
 

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